Le società occidentali vengono definite “società del Benessere”; esse attirano migliaia e migliaia di persone disposte a rischiare la propria vita e
quelle dei propri figli, tutti alla ricerca della Felicità, tutti sulla stessa barca!!!
Le cronache
di questi anni ci hanno ormai assuefatti. L’ immagine del corpo di un bambino
esanime sulla spiaggia, o di corpi gonfi che galleggiano nel “Mare Nostrum”, hanno l’effetto di stuzzicare la nostra
coscienza per lo spazio di un secondo.
Sono morti,
ma morti lontani che non ci toccano.
Sono sogni e desideri che non ci appartengono. Cosa potremmo fare noi
d’altronde, già impegnati con i nostri di desideri!?
La preoccupazione principale dei Governi europei tutti intenti a costruire muri e
recinzioni, materiali o meno che essa
siano, rispecchiano le nostre paure più
profonde, ossia perdere il
Benessere che contraddistingue le nostre
società.
È per questo forse che nessuna voce si alza per le
migliaia di morti nei paesi non occidentali, mentre quando la morte bussa alle
nostre case, i nostri capi di Stato marciano per le vie di Parigi?
è forse per questo che nessuno si scandalizza nel vedere i bombardamenti in TV, ma siamo tutti impauriti dei profughi? ci sentiamo più tranquilli solo se restano al di là del muro, in questo caso, tutto va bene.
Diceva Don Andrea Gallo:” Quando aiuto chi ha fame,
tutti mi dicono che sono un bravo Prete, ma quando chiedo loro perché questa
gente ha fame, mi dicono che sono un Comunista”.
Siamo pronti a sostenere chi
ha bisogno, a condizione che non venga intaccato il nostro
presunto benessere, e mentre lo facciamo, non ci rendiamo conto che è
proprio esso, invece, il nostro più acerrimo nemico. Non ne siamo forse schiavi?
non è forse in nome del "Benessere" che si fanno le Guerre?
La tesi da cui parte questo Saggio è che benessere e
Felicità non sono collegati tra loro. E che il Benessere che il capitalismo ci
ha insegnato è un Bene- Essere fallace. Una visione parziale e costruita ad Hoc di felicità. Ci si interrogherà
allora, su quale è il Ruolo della Pedagogia, e sulla necessità di riscoprire il
ruolo della Soggettività nelle attuali società, e di come essa sia il punto da
cui ripartire nella costruzione di una società più Giusta.
Il DESIDERIO
da processo creativo e rinnovatore strumento capitalistico per il controllo delle Masse:
Il DESIDERIO
nelle nostre società si è trasformato in una potente arma di controllo
sociale, esso è stato snaturato per permettere l'imposizione di desideri
indotti, di desideri di massa. Che cosa conta, infondo, il desiderio soggettivo
nello scorrere della storia e all'interno di un sistema capitalista avanzato?
L'unica soggettività realmente ammessa è quella che produce, ma soprattutto
consuma beni sia materiali che immateriali, (è “L'homo consumens” di Bauman) ma
per consumare è necessario desiderare.
Il desiderio in quanto “slancio vitale”, è il vero
motore della storia, e per sua natura viatico di cambiamento. Alla funzione
creatrice e rinnovatrice è stata sostituita ad opera del “Pensiero Dominante”
una mancanza, l'assenza di un oggetto da desiderare. Avere il controllo di
questo oggetto mancante vuol dire controllare il soggetto stesso in cui il desiderio
è stato innestato. Potrebbe aver ragione
Ignacio Ramonez affermando che oggi ad essere imperante è una sorta di “Pensiero
Unico”, inteso come:
“la traduzione in termini ideologici, che però
hanno la pretesa di essere universali, degli interessi di un insieme di forze
economiche, in particolare quelle del capitalismo internazionale”.
Se è vero, che la critica
rappresenta una delle più importanti
categorie e metodologia che la Filosofia
utilizza nel suo approccio alla “Realtà”, soprattutto da Marx in poi, essa
assume un ruolo fondamentale.
Se si condivide questa impostazione di Filosofia, ne deriva di rimando che la
Pedagogia debba avere tra i propri obbiettivi lo sviluppo della “Coscienza
Critica” dei cittadini, individuando nella società un insieme di Soggetti capaci
di proporre ed attuare il cambiamento quando necessario.
Ora, che si sia d'accordo con Ramonez, o meno,
risulta irrilevante se ci si propone sostanzialmente di cercare in modo del
tutto spassionato e senza pretesa alcuna, una risposta alle seguenti domande:
quale è il compito della Pedagogia? Se è vero che dietro i paradigmi culturali
in cui siamo immersi potrebbero nascondersi insidie manipolative di cui non
siamo nemmeno coscienti, quale ruolo viene ad assumere il “Soggetto” e la Soggettività
in tale contesto? in che modo il Soggetto esprime la sua Azione nel Mondo?
Primo
compito della Pedagogia, per chi scrive, è restituire dignità al soggetto come attivo
artefice del destino individuale e collettivo. Se è
vero che nasciamo immersi in una determinata “Kultura”(intesa come Universo Simbolico Significante), siamo Noi che diamo valore ai simboli. Le Culture cambiano, si modificano a vicenda, anche di pari passo con il procedere dell'Esperienze umane.
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